firenze

In un pomeriggio di gennaio, ho colto questa immagine della mia adorata città.
Le attività artistico/artigianali nella storia di Firenze
Circolo di studio dal 2 febbraio 2006 al 7 giugno 2006 di:
Daniela Culotta
Vanna Truci
Luciana Zanchini
Tutor d’aula: Lelia Pelaia
Capitolo I
La fondazione del villaggio tra i 2 fiumi in puro stile romano.
Capitolo II
Capitolo III
La lavorazione della lana
Capitolo IV
Lo sviluppo economico e la lotta per il dominio
Capitolo V
La rivolta de’ Ciompi
Capitolo VI
Le arti fiorentine
Capitolo VII
Le “Botteghe artigianali” da Cimabue all’Umanesimo e Rinascimento
Capitolo VIII
Dal ‘700 all’era contemporanea
Conclusioni
Capitolo I
La fondazione del villaggio tra i 2 fiumi in puro stile romano
Le prime notizie di Firenze risalgono al
Già gli Etruschi, pur preferendo rimanere sulla collina (Fiesole), avevano costruito, nel punto in cui sorge ancora oggi il Ponte Vecchio, una passerella per attraversare il fiume nel suo punto più stretto e riparato da una cinta collinare che, ancora oggi, definisce l'area della città.
Intorno all'accampamento militare romano cominciarono ad essere costruiti gli edifici caratteristici delle città romane: acquedotti, foro, terme, teatri e anfiteatri e da quel momento prese corpo una vera e propria città che, data la sua origine militare, fu dedicata al dio Marte che fu il primo patrono di Florentia.
I contorni della città romana sono ancora oggi riconoscibili nella Firenze attuale nelle due vie principali, il cardo e il decumano attualmente identificabili in Via del Corso, che taglia il centro da ovest a est e Via Roma, che lo attraversa da nord a sud e raggiunge il Ponte Vecchio.
Capitolo II
Non sono rimasti monumenti visibili del periodo romano poiché la città ebbe un rapido sviluppo nel periodo successivo e
Dal IV secolo Firenze fu sede di una diocesi e passò attraverso periodi di dominazione Bizantina, Ostrogota, Lombarda e Franca durante i quali la popolazione, a volte, scese fino ad appena mille persone.
Al momento
La conversione al cristianesimo della regina dei Longobardi Teodolinda, non portò grossi vantaggi economici e politici a Firenze, forse influì sulla istituzione di una sede episcopale.
La regina sovvenzionò la costruzione di 2 chiese, il battistero dedicato a s. Giovanni e il santuario di S. Michele patrono dei Longobardi.
A partire dal X secolo la città ebbe una ripresa e, dal 1115 (alla morte di Matilde di Canossa) diventò Comune autonomo.
Capitolo III
La lavorazione della lana
Durante tutto il XII secolo crebbero le produzioni dell'artigianato e il commercio, accompagnate da un incremento demografico che rese necessaria, nel 1172, la costruzione della seconda cerchia di mura che inglobava anche sobborghi sorti alla sinistra dell'Arno, dove si era insediata
In particolar la vicinanza ad una sorgente d’acqua importante come il fiume Arno, favorì lo sviluppo della lavorazione della lana, con cui venivano fatti gli abiti per il popolo e per le dame.
Le lane, di diverse qualità a seconda di chi avrebbe indossato gli abiti, subivano vari trattamenti, primo fra tutti il rassodamento tramite le famose “gualchiere”, poi la tintura, ecc.
Capitolo IV
Lo sviluppo economico e la lotta per il dominio
Si conosce poco dei modi di governo del Comune poiché la documentazione riguardante gli atti amministrativi è praticamente inesistente fino agli anni intorno al 1170. I primi consoli di cui si conoscono i nomi, che furono appoggiati dall'autorità vescovile, risalgono al 1138 e questa fu un'istituzione che si può far coincidere con le origini del comune. Essi provenivamo soprattutto da famiglie autoctone dominanti, a cui successivamente si unirono famiglie nobili.
Quindi le cariche comunali furono, inizialmente, appannaggio delle famiglie locali più autorevoli e della nobiltà inurbata ai quali si affiancò ben presto la borghesia emergente. Non mancarono certo lotte egemoniche tra gruppi di famiglie, come ad esempio il tentativo degli Uberti (nel 1177) di signoreggiare il Comune, che si risolse con una sanguinosa guerra civile che durò circa tre anni.
Nel 1193 si passò all'autorità podestarile e nel 1207 si ricorse ad un podestà forestiero che garantisse una maggiore imparzialità nella lotta tra le fazioni, in particolare quella tra i guelfi dominanti e i ghibellini.
Questi ultimi ebbero un breve periodo di predominio grazie all'appoggio esterno dell'imperatore Federico II, ma alla sua morte nel 1250 il potere tornò saldamente nelle mani dei guelfi.
In quel periodo crebbe l'influenza delle Compagnie delle Arti, cioè delle associazioni dei mercanti e degli artigiani, che diedero vita, nel 1250, al "governo del primo popolo", più democratico, con a capo un capitano del popolo forestiero.
Il ritorno al potere dei ghibellini, dovuto all'intervento di Manfredi, re di Sicilia, figlio naturale di Federico II, in favore della rivale Siena, si ebbe con la sconfitta dell'esercito fiorentino nella battaglia di Montespertoli, con il conseguente esodo dalla città nel 1270, delle maggiori famiglie guelfe.
Nel 1282 fu istituita una nuova magistratura, il priorato, e il governo della città passò definitivamente nelle mani della borghesia mercantile e bancaria, che esercitava il potere attraverso i priori delle Arti. Nel 1293, gli "Ordinamenti di Giustizia", attribuiti a Giano della Bella, diedero alla città una costituzione basata sulle organizzazioni artigiane e si stabilì tra l'altro che i Grandi, vale a dire i membri delle famiglie nobili, non potessero accedere alla carica di priore.
Il potere era assicurato all'oligarchia delle sette Arti Maggiori.
Alla crescita economica di Firenze corrispose una crescente influenza in politica estera ma anche una crescente complessità della politica interna che però non impedì alla città di svilupparsi fino a diventare una delle più potenti e prospere in Europa, assistita dalla sua propria valuta in oro, il fiorino (introdotto nel 1252), dalla decadenza della sua rivale Pisa (sconfitta da Genova nel 1284 e conquistata da Firenze nel 1406), e dalla sua potenza mercantile risultante da una costituzione anti-aristocratica (1293).
Un motivo di tensione interna fu rappresentato dalla scissione del partito guelfo nelle due fazioni dei "neri" (più legati al papato e sostenuti dall'élite mercantile e finanziaria) e dei "bianchi" (moderati). Il periodo di disordini si concluse con la cacciata dei bianchi, tra cui Dante Alighieri. L'oligarchia mercantile però doveva contrastare l'opposizione sia dei nobili sia delle Arti, il cui malcontento cresceva, mentre si acuiva il contrasto fra "popolo grasso" e "popolo minuto".
Il XIV secolo fu per Firenze un periodo di crisi economica (nel contesto della più generale crisi europea"), di alternanze di potere, di tumulti ad opera del popolo minuto che culminò, il 18 Giugno del 1378, nella "rivolta dei Ciompi".
Capitolo V
La rivolta de’ Ciompi
I Ciompi erano, nella Firenze del XIV secolo, i salariati delle Corporazioni Artigiane, in particolare quelli della lana. Ai tempi di papa Bonifacio VIII (1294 - 1303), il popolo grasso (grandi mercanti e finanzieri) aveva conseguito il controllo del Comune. Il popolo minuto (piccola borghesia), grazie alle prime corporazioni, aveva ottenuto qualche successo sull'amministrazione della città, mentre il proletariato (braccianti e operai) ne era restato totalmente escluso ed in era condizioni economiche disastrose.
Durante l'estate del 1378 scoppiò il tumulto dei Ciompi, guidati da Michele di Lando. I Ciompi, che rivendicavano il diritto di associazione e di partecipazione alla vita pubblica, ottennero che Michele di Lando fosse eletto gonfaloniere (capo del governo comunale), che fossero create tre nuove Arti, comprensive del popolo minuto, e che i rappresentanti di tutte le Arti partecipassero al governo. Il popolo grasso però, per timore che i rappresentanti del proletariato riuscissero a limitare il potere ed i privilegi dei ceti più ricchi, cercarono di isolarli, alleandosi alla piccola borghesia. Quando i Ciompi chiesero nuove concessioni (ad esempio la cancellazione dei debiti verso i datori di lavoro), i rappresentanti del popolo minuto e lo stesso Michele di Lando li abbandonarono.
I Ciompi, rimasti senza alleati, nel 1382 furono sconfitti, le loro Arti furono sciolte e Michele di Lando dovette abbandonare la città. A Firenze fu ristabilito il predominio del popolo grasso ed il controllo della grandi famiglie durò fino alla metà del Quattrocento, quando i Medici instaurarono
Capitolo VI
Le Arti fiorentine
Corporazioni delle Arti e dei Mestieri
ARTI MAGGIORI:
1. Arte dei Giudici e dei Notai
2. Arte dei Mercanti o di Calmala
3. Arte del Cambio
4. Arte della Lana
5. Arte della Seta o di Por Santa Maria
6. Arte dei Medici e Speziali
7. Arte dei Vaiai e Pellicciai
ARTI MINORI:
1. Arte dei Beccai
2. Arte dei Calzolai
3. Arte dei Fabbri
4. Arte dei Maestri di Pietra e Legname
5. Arte dei Linaioli e Rigattieri
6. Arte dei Vinattieri
7. Arte degli Albergatori
8. Arte degli Oliandoli e Pizzicagnoli
9. Arte dei Cuoiai e Galigai
10. Arte dei Corazzai e Spadai
11. Arte dei Correggiai
12. Arte dei Legnaioli
13. Arte dei Chiavaioli
14. Arte dei Fornai
Le Arti fiorentine erano corporazioni di mestieri che si organizzarono fra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo per la difesa degli interessi comuni e lo sviluppo degli scambi commerciali. In epoca medievale e rinascimentale ebbero grande potenza, organizzando l’intera vita dei cittadini.
L’ingresso nelle corporazioni era regolato da precise condizioni: essere figli legittimi di un membro della stessa Arte, dare prova della propria abilità artigiana e pagare una tassa. I membri erano generalmente divisi in “maestri”, che possedevano le materie prime e gli attrezzi e vendevano le merci prodotte nella propria bottega, “apprendisti” e “garzoni”. Ciascuna Arte aveva il proprio statuto con pieno valore di legge, e poteva emettere sentenze nelle controversie tra i membri o tra questi e i loro sottoposti.
Per le vertenze tra Arti diverse e per le attività non organizzate in corporazioni esisteva il “Tribunale della mercanzia”, con proprie regole.
Le Arti proteggevano i propri membri dalla concorrenza di altre città o di persone non appartenenti alle corporazioni e garantivano la qualità del lavoro con un’attenta opera di supervisione delle diverse botteghe. Inoltre si occupavano di organizzare l’orario di lavoro, stabilendo i giorni festivi, e di alcuni servizi pubblici.
Nel corso del quattrocento le Arti istituirono il corpo delle Guardie di Città, che reprimeva le frodi e si occupava dell’organizzazione di fiere e mercati, oltre a proteggere la vita durante la notte.
Inizialmente divise in 7 Arti Maggiori e 14 Minori, alcune di queste divennero successivamente “Arti Mediane” e si riunirono poi alle maggiori in gruppi più ampi. Il popolo minuto, non appartenente a nessuna delle Arti, si sollevò nel 1378 nel tumulto dei Ciompi, in seguito al quale si ebbe la formazione di 3 nuove Arti “del popolo di Dio” (Arte dei Farsetti, Arte dei Tintori e Arte dei Ciompi). In declino dopo l’assedio di Carlo V nel 1530, nel corso del quale se ne consumarono le risorse economiche, le 14 Arti Minori furono raggruppate del
Nel 1770 il Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, le soppresse tutte, spostandone le funzioni alla “Camera di Commercio” ad eccezione di quella dei Giudici e Notai, che fu però sostituita nel 1777 dal “Magistrato del Conservatorio delle Leggi”.
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